Responsabilità emotiva: lo specchio del nostro rapporto con il cane
- canesmundi
- 21 lug 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 25 lug 2025
C’è una domanda che ogni persona che vive con un cane dovrebbe porsi, prima ancora di chiedersi “come faccio a risolvere questo comportamento?”:
“Quanto mi sto mettendo in gioco per comprendere davvero il mio cane?”
La responsabilità emotiva è uno degli aspetti più delicati — e più trasformativi — della relazione con il cane.
È lo specchio nel quale non guardiamo più solo il cane… ma iniziamo a guardare noi stessi.
Cos'è davvero la responsabilità emotiva
Nel mondo delle relazioni, responsabilità emotiva significa essere consapevoli dell’impatto che abbiamo sull’altro. Quando quell’altro è un cane — un essere di un’altra specie — questa consapevolezza si fa ancora più profonda, più scomoda, ma anche infinitamente più generativa.
Responsabilità emotiva è la capacità di mettere da parte i nostri desideri egoistici, le nostre aspettative umane, per fare spazio a chi ci sta davanti, o meglio accanto.
Nel rapporto con il cane, si manifesta in scelte precise, concrete, quotidiane.
E spesso, anche coraggiose.
Responsabilità è scegliere in base al benessere dell’altro
Chi agisce con responsabilità emotiva non sceglie un cane solo per piacere estetico, ma lo fa dopo essersi chiesto:
Questo cane potrà vivere bene nel mio stile di vita?
Sono in grado di soddisfare i suoi bisogni fisici, emotivi, cognitivi e relazionali?
Se non posso dedicargli tutto ciò di cui necessita… sono disposto ad accettare che forse non è il momento giusto per accogliere un cane nella mia vita?
Assumersi questa responsabilità non è rinuncia: è rispetto profondo.
È considerare il cane un essere senziente, non un oggetto o una decorazione da esibire.
Responsabilità è formarsi, informarsi, evolvere
Una persona emotivamente responsabile non smette mai di imparare.
Legge, si informa, chiede, ascolta, si mette in discussione. Non si accontenta di sentito dire o di consigli generici, ma cerca:
di comprendere i bisogni di specie del cane;
di approfondire le caratteristiche di razza (o delle razze presunte, nel caso dei meticci);
di osservare e rispettare le esigenze individuali del proprio cane;
di avvicinarsi all’educazione fin da subito, per costruire una relazione armoniosa e consapevole.
È una persona che non cerca solo la soluzione ai problemi. Cerca la sintonia.
Anche il percorso conta: etico, non solo efficace
È raro che un proprietario parta con tutta questa consapevolezza.
Non perché sia una cattiva persona, ma perché manca una cultura reale del cane nella nostra società.
Per questo, anche il “dopo” conta. Anche chi cerca aiuto per un comportamento problematico, se lo fa con l’intento di capire il cane e non solo di “aggiustarlo”, sta compiendo un atto di responsabilità emotiva.
Non cerca scorciatoie, tecniche punitive o mere soluzioni comportamentiste.
Cerca approcci etici ed etologici, che tengano conto della radice del disagio e della dignità del cane come essere senziente.
Agire con responsabilità emotiva significa anche andare oltre il sintomo, per interrogarsi davvero sulle cause profonde dei comportamenti del nostro cane.
Ecco alcuni esempi concreti:
Il cane tira al guinzaglio
❌ Risposta non consapevole: lo porto a camminare “al piede” forzatamente, o uso strumenti coercitivi come collari a strozzo, semistrozzo o pettorine costrittive.
✅ Scelta responsabile: mi chiedo perché tira: forse ha poche occasioni di uscire, o è sempre vincolato dal guinzaglio? Forse le sue aspettative sono poco chiare o la gestione della guinzaglieria da parte mia è inefficace? Vi sono delle regole chiare e coerenti o sono assenti e/o malsane?
Il cucciolo mordicchia mani o oggetti
❌ Risposta non consapevole: gli dico solo “NO”, lo ignoro, lo distraggo con un giochino qualsiasi.
✅ Scelta responsabile: cerco di comprendere il suo bisogno reale.
Sta forse cercando sollievo alla dentizione? Ha un bisogno di masticazione insoddisfatto? La sua alimentazione è davvero adatta a sostenere il suo sviluppo?
La domanda giusta non è “cosa faccio per farlo smettere?”, ma “perché lo fa?”
Ed è qui che nasce la vera responsabilità emotiva: nella volontà di comprendere prima di correggere, di conoscere prima di pretendere.
È facile dire “il cane è difficile”. È più difficile — ma infinitamente più onesto — dirsi “forse sono io che devo cambiare punto di vista”.
Conclusione – La responsabilità che libera
Assumersi la responsabilità emotiva non è un peso, come può sembrare.
È un atto di amore.
È il punto da cui nasce ogni relazione profonda, che si costruisce sul rispetto, sull’ascolto e sulla volontà sincera di comprendersi, pur nelle differenze.
Se ci pensi…non esiste sintonia vera senza responsabilità emotiva.
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