La fretta è nemica della relazione
- canesmundi
- 23 lug 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Viviamo in un mondo dove tutto deve essere immediato: le risposte, i cambiamenti, i risultati. E spesso, senza accorgercene, trasferiamo questa fretta anche nel rapporto con il nostro cane.
Ci aspettiamo che impari subito, che smetta all’istante di fare qualcosa che non approviamo, che si adatti velocemente a un ambiente nuovo o a uno stile di vita che, forse, non fa per lui.
Ma la relazione non funziona così. E il cane, per fortuna, ce lo ricorda ogni giorno.
“È da due settimane che lo porto al corso, ma non è ancora cambiato.”
“Ho provato a dirgli di no, ma continua a farlo.”
“Perché ci mette così tanto ad ascoltarmi?”
Queste sono frasi comuni, comprensibili.
Ma spesso indicano un malinteso di fondo: pensiamo che l’educazione sia un processo lineare, standard, veloce.
E invece…
Ogni cane ha i suoi tempi.
Ogni relazione ha il suo ritmo.
Ogni cambiamento richiede spazio, ascolto e pazienza.
La fretta nasce dal nostro bisogno di controllo.
Ma la relazione si fonda sulla fiducia, non sul controllo. Serve tempo per conoscersi, per costruire un linguaggio comune, per capirsi davvero.
Un cane che oggi “non ascolta” potrebbe semplicemente non aver ancora capito cosa gli stiamo chiedendo oppure non è realmente compreso a sua volta.
Un comportamento “problematico” potrebbe essere solo un segnale di disagio che stiamo ignorando.
Un percorso educativo, per funzionare, deve rispettare i tempi emotivi e cognitivi di entrambi: cane e umano.
Chi si prende il tempo di ascoltare davvero, scopre che il cane sta già comunicando.
Chi si mette in discussione, si accorge che spesso è la chiarezza, non l’obbedienza, a fare la differenza. Chi smette di avere fretta, inizia finalmente a sentire la relazione.
La fretta crea resistenza. La pazienza crea fiducia.
Il tempo del cambiamento: tra abitudine e neuroplasticità
Spesso ci si rivolge a un educatore dopo mesi o addirittura anni di comportamenti problematici o relazioni disfunzionali. E va bene così: non è mai troppo tardi per iniziare un percorso. Ma è importante comprendere una cosa: quello che oggi ci appare come un “problema”, per il cane è spesso diventato uno schema appreso, automatizzato, profondamente radicato.
Figurativamente parlando, sono sentieri ben tracciati nel cervello del cane: connessioni neurali consolidate nel tempo, che si sono rafforzate con la ripetizione, come delle strade battute nella foresta.
Per creare nuove strade — nuovi schemi, nuove risposte, nuove strategie di comportamento — serve tempo.
Ma serve ancora più tempo affinché il cervello del cane scelga davvero di seguire i nuovi sentieri invece di quelli vecchi, più familiari e comodi da percorrere.
Questo è il cuore del cambiamento: non forzare il cane ad adattarsi, ma accompagnarlo con pazienza nella creazione di nuove mappe interiori.
E per facilitare questo passaggio, servono due alleate indispensabili:
🔁 Coerenza — fare sempre ciò che si dice, dire sempre ciò che si fa.
🔂 Costanza — non mollare quando i risultati tardano ad arrivare, perché il cervello ha bisogno di conferme ripetute per cambiare davvero direzione.
Questo è l’unico modo per risolvere alla radice, in modo stabile e duraturo.
Possiamo lavorare con rinforzi e punizioni quanto vogliamo, ma se restiamo solo su quel piano, rischiamo di rimanere in superficie:
modifichiamo il comportamento, ma non lavoriamo sui bisogni, sulle convinzioni, sulle competenze… e sulla relazione.
E un comportamento che non nasce da una comprensione autentica… è destinato a tornare.
La relazione ha bisogno di tempo, non di fretta
Educare non significa ottenere “cani bravi” nel minor tempo possibile.
Educare significa camminare insieme, affrontare le difficoltà come occasione di crescita, imparare ogni giorno qualcosa in più sull’altro — e su noi stessi.
Se vuoi davvero costruire una relazione profonda con il tuo cane, scegli la via lenta, consapevole, rispettosa. È quella che porta più lontano. Perché sì, la fretta è nemica della relazione. Ma la cura… la fa fiorire.
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